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Burkin, Palestina

strategia

Il tratto caratterizzante le azioni dell’Istituto Agronomico per l'Oltremare può essere individuato nel favorire lo sviluppo delle capacità dei Paesi partner dell’Italia. Questo tratto distintivo può essere rintracciato fin dagli albori dell’azione dello IAO e, nei decenni, è stato reinterpretato in accordo coi mutamenti sociali, economici, scientifici e politici dei contesti di riferimento, ma non si è mai perso: al contrario, è sempre stato riaffermato nel corso del tempo.

Lo sviluppo delle capacità ha una connotazione molto ampia e comprende tre livelli principali: i singoli individui, anche associati tra loro; le organizzazioni, e il loro contesto globale. Le azioni dello IAO si declinano infatti su tali livelli con le seguenti modalità:

- capacity building rivolta ai singoli, a partire da corsi di formazione di diverso livello e complessità;
- supporto alle istituzioni attraverso nuove procedure operative, migliori dotazioni infrastrutturali, attrezzature scientifiche, mezzi di trasporto, strumenti di efficienza gestionale e di governance trasparente, innovativi programmi di ricerca;
- creazione di relazioni inter-istituzionali, network e partenariati, ma anche supporto all'elaborazione di policies per la definizione di politiche di sviluppo più efficaci.

Nel quadro di tali azioni, la strategia IAO può essere descritta come un percorso di affiancamento a tutti gli attori che operano in un ambiente agricolo al fine di migliorarne le capacità per una più efficace gestione e valorizzazione del contesto e per l’identificazione e la realizzazione di processi di cambiamento vincenti, duraturi, equi e sostenibili per tutti.

La chiave interpretativa di tale strategia è sicuramente rintracciabile nel concetto di conoscenza e nelle modalità per favorirne l’acquisizione, la crescita, l’elaborazione, l'utilizzazione, la diffusione e la conservazione. Il complesso delle azioni dello IAO, infatti, può essere collocato all’interno di quattro momenti che afferiscono a altrettanti ambiti della conoscenza. Tra di essi non vi è un ordine di priorità: piuttosto, è opportuno parlare di una loro costante compresenza, seppure in proporzioni di volta in volta variabili a seconda dello specifico contesto di riferimento.

1. Acquisizione e crescita della conoscenza attraverso l’esplorazione e la classificazione dell’esistente, la ricerca applicata interdisciplinare e la sperimentazione tecnico-scientifica, inclusi i moderni strumenti della geomatica;

2. Applicazione della conoscenza tramite iniziative di sviluppo quali i progetti di cooperazione in senso
stretto, gli interventi di assistenza tecnica, gli studi di casi partcolari, le consulenze. E’ importante evidenziare come anche le azioni più definite, quali la strutturazione di filiere produttive e/o di servizi per le produttrici e i produttori agricoli, rappresentano comunque delle esperienze pilota orientate alla costruzione di conoscenza insieme a istituzionientità locali, successivamente chiamate in prima persona a ulteriori estensioni di scala dei modelli sperimentati con successo. Si tratta di azioni che hanno una rilevante componente di innovazione tecnica sia sui
prodotti che sui processi, anche a livello gestionale;

3. Disseminazione della conoscenza attraverso specifiche azioni di formazione quali corsi universitari e di specializzazione, addestramenti tecnici ad hoc, visite di studio, tutoraggi, scambi di esperienze, seminari
e convegni, pubblicazioni scientifiche;

4. Conservazione e fruizione della conoscenza, grazie all’insieme dei reperti conservati nelle collezioni IAO (oggetti, piante, semi, riproduzioni grafiche e fotografiche, documenti) e ai testi scientifici raccolti nella biblioteca specializzata, che da sempre hanno costituito una preziosa risorsa per iniziative di studio e formazione, ma anche di educazione per le nuove generazioni attraverso percorsi didattici e visite guidate.

Per molti anni, all’interno di una visione tesa all’aumento delle produzioni ricavabili da un territorio agricolo, l’accezione prevalente di conoscenza che lo IAO ha ricercato e utilizzato è stata quella del know-how, cioè della conoscenza con valenza tecnologica e di intervento concreto sulla realtà. In tale accezione i partner dello IAO sono stati fondamentalmente settori tecnici di enti pubblici, istituzioni di ricerca e formazione, agenzie di gestione e sviluppo territoriale, ma anche attori del settore privato, oltre ai soggetti operanti nella cooperazione allo sviluppo a livello nazionale, europeo e internazionale, compreso il sistema delle Nazioni Unite.

E’ consapevolezza più recente che la conoscenza di un contesto rurale non possa prescindere dalla partecipazione di tutti gli attori che vivono e operano in un ambiente, e perciò dalla conoscenza della complessità delle relazioni esistenti tra una comunità umana e il suo territorio, al fine di costruire una percezione consapevole delle sinergie tra le dimensioni della crescita economica, dell'inclusione sociale e della tutela dell’ambiente. Inoltre, negli ultimi anni, lo studio delle relazioni di genere nei contesti di riferimento ha acquistato un'importanza sempre maggiore nelle attività dell’Istituto, in particolare con il progetto "IAO Gender", al fine di definire nuovi strumenti per la valorizzazione e il rafforzamento delle potenzialità delle donne, la loro partecipazione all'utilizzo e alla gestione delle risorse, e l'equa distribuzione dei carichi lavorativi e dei conseguenti benefici.

La crescente complessità dei contesti e le sfide poste a livello locale dai fenomeni globali hanno richiesto di evolvere modalità operative e strumenti di realizzazione della visione strategica. Nel corso del tempo, lo IAO è andato perciò consolidando la propria funzione di facilitatore di partenariati tra attori del sistema Italia e degli specifici sistemi dei Paesi di riferimento. In qualità di organo tecnico-scientifico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, lo IAO ha potuto assolvere efficacemente questo ruolo, prestando il proprio contributo in materia di sviluppo rurale come attore autorevole nelle relazioni tra l'Italia e i Paesi partner, secondo modalità coerenti con gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030.