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Cessione del quinto in caso di dimissioni o licenziamento


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La Cessione del Quinto è una modalità finanziaria agevolata per i dipendenti pubblici e privati, che prevede l’erogazione di una somma di denaro in tempi rapidi. Il nome deriva dal fatto che la rata mensile del finanziamento non può superare un quinto del proprio stipendio netto, ovvero il 20%. Il finanziamento viene scalato direttamente dalla busta paga del datore di lavoro, e viene spesso garantito da un’assicurazione sulla vita, che protegge la banca o la finanziaria in caso di cessazione del rapporto di lavoro.

Ma in caso di cessazione del rapporto lavorativo, come si deve procedere con la Cessione del Quinto in essere? In questa breve guida ti illustreremo le opzioni disponibili e come procedere con il finanziamento.

Come funziona la cessione del quinto dello stipendio per i dipendenti?

La cessione del quinto dello stipendio consiste in una particolare forma di finanziamento, nell’ambito del quale l’importo della somma prestata non può superare un quinto dello stipendio mensile del soggetto richiedente.

Questo tipo di convenzione viene espletata sulla base di un contratto, che prevede la trattenuta diretta dell’importo mensile da parte del soggetto concedente, da effettuarsi direttamente sulla busta paga del richiedente. Se desideri avere informazioni più dettagliate sulla cessione del quinto ti consigliamo di leggere la pagina dedicata su ilprestito.it.

Cosa succede in caso di dimissioni o licenziamento?

Quando la cessione del quinto viene accettata da parte di un soggetto, questo contratto solitamente viene stipulato con l’inclusione di una determinata clausola di garanzia, nell’ambito della quale il richiedente è tenuto a comunicare tempestivamente eventuali variazioni della sua situazione lavorativa, come ad esempio dimissioni o licenziamento.

In caso di verifica di una di queste due situazioni, l’unica soluzione possibile per recedere dal contratto di cessione del quinto è la liquidazione della somma complessiva residua, che potrebbe risultare anche tutt’altro che conveniente, a causa del tasso di interesse applicato.

In ogni caso, ciò che cambia in caso di licenziamento o di dimissioni del soggetto debitore è solitamente la tempistica, nella quale queste due azioni possono essere avviate: in caso di licenziamento, infatti, il file con i documenti di richiesta di estinzione della cessione del quinto può essere presentato nei primi 15 giorni successivi al licenziamento, mentre nel caso di dimissioni il soggetto ha a disposizione un periodo di tre mesi di tempo, nel quale può decidere se voler richiedere la liquidazione anticipata dei restanti debiti.

In caso di licenziamento o di dimissioni, la legge prevede che il datore di lavoro paghi gli importi delle rate residue della cessione del quinto tramite la liquidazione, la quale comprenderà anche le ferie e permessi non goduti.

Rimborso delle rate restanti

In base alla quota accantonata per il TFR, le modalità per il pagamento del debito residuo possono variare: può essere sufficiente a coprirlo oppure essere inferiore.

In caso in cui l’importo del trattamento di fine rapporto riesca a coprire le rate rimanenti, il datore di lavoro termina il finanziamento e qualora ci sia un importo TFR in più, esso viene corrisposto direttamente alla persona che ha terminato il rapporto lavorativo mediante dimissioni o licenziamento.

Nel caso in cui il valore del TFR non sia sufficiente a saldare l’erogazione effettuata con cessione del quinto, il titolare della finanziaria è obbligato a corrispondere le somme residue, a prescindere dal fatto di aver o meno un lavoro e in qualsiasi modo abbia cessato dall’attività lavorativa.

Conclusione

In conclusione, anche se la cessione del quinto rappresenta un valido strumento di finanziamento, è altrettanto importante essere consapevoli delle conseguenze che ciò comporta in caso di dimissioni o licenziamento. Si raccomanda, in ogni caso, di trattare con molta cautela e attenzione ogni procedura di finanziamento, per evitare inutili spese in caso di imprevisti.